Intervento di Carlo Azeglio
Ciampi
Ministro del Tesoro, del Bilancio e della P. E.
Presidente della Venice International University
Venezia, 7 giugno 1997
Anzitutto desidero rivolgere il mio saluto a tutti
i partecipanti, alle Autorità e agli illustri ospiti stranieri che
hanno voluto onorarci della loro presenza; il mio ringraziamento
alle istituzioni e alle persone che hanno ideato questa iniziativa,
che hanno permesso di realizzarla.
Ho accettato la presidenza della Venice
International University
per gli stessi motivi che ho accettato di essere nominato Ministro
del Tesoro e del Bilancio: lEuropa unita, lItalia in
Europa.
Siamo allo scorcio del XX secolo. La prima metà ha visto due guerre
mondiali scoppiate in Europa: 1915 - 1945, trentanni, di cui
dieci di guerra.
Perché ciò non possa più accadere: per questo è nata quarantanni
fa liniziativa europea con il Trattato di Roma.
Per questa ragione profonda mi sono più volte professato cittadino
europeo nato in terra dItalia.
La seconda metà del XX secolo è stata per larga parte caratterizzata
dal confronto Est - Ovest, che ha avuto il suo epilogo otto anni
fa con la caduta del muro di Berlino.
I prossimi decenni saranno caratterizzati da un nuovo confronto,
già iniziato: il confronto tra Nord e Sud. Si svolgerà soprattutto
nel Mediterraneo, interesserà lintera Europa. Sulle due sponde
vivono realtà umane, culturali, etniche, demografiche, economiche
profondamente diverse. E una grande sfida per lEuropa
e per il mondo occidentale, che solo il dialogo, gli scambi di lavoro
e di capitale possono risolvere.
Al tempo stesso il nostro continente si trova in difficoltà, sta
perdendo posizioni nei confronti sia dei grandi concorrenti industriali,
gli Stati Uniti, il Giappone sia dei paesi nuovi dellAsia.
Il passato, due guerre fratricide frutto di nazionalismi esasperati;
il futuro, le nuove sfide, impongono - quale condizione, certo non
sufficiente, ma necessaria - lintegrazione europea. Creare
un grande mercato interno europeo reso omogeneo anche nelle istituzioni,
costituire un gruppo coeso di forze politiche e sociali, pur nel
rispetto delle peculiarità dei diversi paesi europei: questa è lunica
via perché il passato più non si ripeta, perché lEuropa sia
allaltezza dei suoi compiti futuri.
In questo scenario viviamo oggi un momento istituzionale determinante
non tanto per il suo contenuto, la moneta, quanto perché il realizzarlo
o meno costituisce passaggio condizionante il futuro dEuropa.
La creazione dellEuro non esaurisce il problema europeo; ma
se fallissimo, lattuazione dellideale europeo si allontanerebbe
fin quasi a dissolversi.
Non voglio oggi in questa sede reimmergermi, coinvolgervi, nella
problematica della "convergenza", nellossessivo
martellamento sul rispetto dei "parametri" di Maastricht.
Voglio solo sottolineare con forza che lEuropa della moneta,
che vogliamo e dobbiamo realizzare, non ci darà unEuropa in
grado di affrontare le grandi sfide mondiali, se non saremo capaci
di irrobustire, approfondire, alimentare con nuova linfa le radici
della cultura, delle tradizioni, dei valori che costituiscono il
patrimonio della civiltà europea.
E un tessuto che accomuna tutti i paesi europei, che è arricchito
dalla diversità degli apporti. E fondamentale che le tre componenti
lanima della civiltà europea: la nordica, la mitteleuropea,
la mediterranea siano presenti e continuino a vivificarsi reciprocamente
in una equilibrata composizione di unEuropa istituzionalmente
integrata.
Con questi miei convincimenti profondi, ho accettato senza esitazioni
la proposta fattami oltre un anno fa - non ero Ministro - di assumere
la Presidenza della Venice
International University.
E uniniziativa che ho condiviso pienamente: perché ritengo
che la formazione sia pietra angolare dello sviluppo di un paese;
perché lEuropa continentale, e in particolare lItalia,
sono carenti di centri di studi a carattere internazionale. E la
formazione, quale punto centrale per una maggiore occupazione, per
una duratura crescita, è il motivo conduttore del Documento di Programmazione
economico-finanziaria recentemente presentato dal Governo.
La Venice International
University si è proposta un progetto,
si è data un modello che corrispondono alle esigenze del nostro
sistema formativo.
E uniniziativa che coinvolge cinque prestigiose università,
che pone in comune i rispettivi punti di forza, aprendosi ciascuna
di esse ai giovani della Venice International University, proponendo
loro articolati piani di studi, di ricerca e al tempo stesso offrendo
propri docenti allattività centrale del nuovo Istituto, qui
a San Servolo; uniniziativa che si propone di esser presente
nei tre segmenti fondamenti dellalta formazione: universitaria;
post universitaria; di ricerca finalizzata.
Mai forse nella storia delluomo come in questa svolta di secolo
tutte le tensioni dello sviluppo e della cultura si stanno concentrando
sui tempi e sui modi dellapprendimento. E come se la
vita fosse diventata troppo corta rispetto alle responsabilità di
imparare e troppo lunga rispetto ai ritmi di obsolescenza di quel
che si è appreso.
In un mondo caratterizzato da un processo dinnovazione tecnologica
incessante e dirompente, che ha prodotto una rivoluzione nel modo
di trasmettere conoscenza e informazione, vi è il rischio grave
che lo strumento tecnico prevalga sui valori umani, che linformazione
prevalga sulle coscienze. Ne possono derivare squilibri drammatici.
Non dobbiamo accettare passivamente il determinismo e gli automatismi
dello sviluppo tecnologico e della mondializzazione dei mercati.
La sfida culturale del nostro tempo alla politica e al diritto sta
proprio nella necessità di regolazione dei mercati e delle nuove
tecnologie, secondo norme e ordinamenti tanto più efficaci quanto
più consapevoli della loro intima logica. Lapprendimento permanente,
la flessibilità personale nelle capacità di lavoro, linnovazione
culturale e la ricerca - penso alla maniera nuova con cui il diritto
e leconomia si devono porre di fronte alle forze globali -
servono proprio a questo.
Alla società dellinformazione bisogna saper far corrispondere
la società della formazione, al potere abbagliante dello strumento
tecnico occorre rispondere riconfermando il primato dellintelligenza,
della coscienza; la consapevolezza dei valori imani, la capacità
di distinguere strumenti da fini. La cultura umanistica deve costituire
il sostrato della Venice International
University. Non può, non deve
essere altrimenti soprattutto per un Istituto che nasce a Venezia.
Questo non significa affatto allontanare le finalità di questo Istituto
dal mondo operativo. Significa solo che, per non creare "mostri"
umani, o meglio disumani, occorre mantenere robuste le radici dei
valori fondamentali delluomo, aver sempre presenti le finalità
vere, ultime del progresso di una civiltà.
Su questa base occorre ripensare in modo concreto gli strumenti
dellalta formazione.
La funzione dellUniversità non deve terminare con il conseguimento
della laurea. Le università devono saper interagire con il mondo
della produzione anche dopo la laurea, offrendo sia corsi su temi
specialistici sia corsi di formazione generale agli operatori che
desiderano ampliare, aggiornare, rimeditare il proprio orizzonte.
Va rafforzata la collaborazione tra università e imprese, non per
subordinare i percorsi didattici alle esigenze immediate del mondo
della produzione ma per creare sinergie dalle quali entrambi, università
e imprese, possono trarre benefici.
Il dottorato di ricerca deve essere restituito alla sua funzione
originaria, quella di preparare quadri di alto livello per il governo
del sistema politico, sociale, economico, non solo per la carriera
accademica.
E necessario creare e sviluppare centri che rappresentino
una "leva" nello scambio culturale, che siano "forza
di gravità" per culture diverse. Sotto questo profilo sono
convinto che il modello della Venice
International University
presenta punti di forza, di attrazione.
E una istituzione che nasce internazionale non solo nel nome
ma anche nella sua maniera di porsi come raccordo di una sequenza
che si svolge tra Venezia, lItalia, lEuropa, lAmerica.
Una iniziativa che, né al momento di formarsi, né dopo, si pone
laffanno di tentare lomogeneizzazione dei metodi e degli
stili didattici, perché punterà sulla naturale fertilizzazione delle
culture diverse e dei loro incroci.
Sono questi, in estrema sintesi, i problemi essenziali, le necessità
ma anche le passioni dei nostri anni. Fortunati i giovani e i docenti
che potranno viverle qui a San Servolo, in un grande campus
internazionale.
A noi resta limpegno di far prosperare questa istituzione,
che oggi ha il suo cominciamento, ai più elevati livelli culturali,
nella austerità che fu degli antichi religiosi che qui abitarono,
nel proponimento e nella fiducia di concorrere a irrobustire lala
portante della nostra epoca, a preparare il futuro nel solco del
passato. |